La saga della famiglia Chiotti:
Oralmente si tramanda di essere di origini milanesi, probabilmente tra quelli che
verso il 1198 vennero a dare manforte ai cuneesi per liberarsi dal dominio del
Marchese di Saluzzo. Appunto nei dintorni di Cuneo si trovano molte famiglie
chiamate Ambrogio in onore del Santo Patrono di Milano. Con lo scioglimento
dell'Ordine dei Templari, molto probabilmente acquistarono dall'ordine
gerosolimitano dei possedimenti a Valmala dove si insediarono. Qui già nel 1650 c'erano
quattro famiglie Chiotti che non figuravano parenti tra di loro, la nostra
famiglia, sui registri parrocchiali d'allora veniva citata De Chiottis e per
distinguerla dagli altri clan aveva il soprannome di 'Mbrosi o Ambrosi, appunto
da Ambrogio che è un nome ricorrente nella famiglia, il primo di cui si trovano
tracce documentate è del 1724 quando diventa padre di Giuseppe. Molto probabilmente
al cognome Chiotti si giunse per indicare quelli del Chiot che in occitano sta a
significare pascolo, pianoro di montagna. Bartolomeo, nato nel 1778 è il primo
miracolato dalla Madonna di Valmala, il figlio Ambrogio, uomo di cultura per i
tempi, diventa pure Sindaco del paese e tiene una interessante agenda dove annota
entrate e spese, dai conti risulta che la maggior parte dei suoi proventi derivano
dal carbone di legna. Seppur avanti negli anni è il primo a scendere al Ceretto comprando una casa, come al
solito da un fallimento. Lo segue il figlio maggiore Bartolomeo che così si dedica
alla viticoltura, mentre uno rimane a Chiot Martin, borgata di Valmala, l'altro
scende a Brossasco dove il padre possiede altre due case. A Ceretto la famiglia di
Bartolomeo diventa numerosa e le ristrettezze dei tempi obbligano parte della
famiglia ad emigrare in California dove si dedicano alla ristorazione.
Ma ritorniamo al Ceretto dove il 17-6-1913 Bartolomeo e
Lucia celebrano pomposamente le Nozze d'Oro attorniati dai figli che vediamo
nella foto da sinistra Antonio, la californiana Maddalena, Pietro (mio nonno)
Virginia e Ambrogio. In basso gli sposi e la figlia Maria. Tra la
clientela del vino ci sono molti rappresentanti del clero, segno di fiducia
nella famiglia. Nel 1927 purtroppo Pietro muore lasciando la giovane famiglia in
difficoltà, nel 1937 Ambrogio chiama il nipote Bartolomeo a condurre l'azienda
del Palas, al quale nel 1949 ne fa donazione. In riconoscimento alla gratitudine
viene imposto il nome di Ambrogio al figlio in arrivo ed eccomi perciò qui a
zappare la vigna con il nome degli avi.


